La corsa ai superdroni
Enrico PiovesanaIl presidente russo Vladimir Putin ha deciso di sfidare la supremazia tecnologica americana nel campo degli aerei da guerra teleguidati, stanziando un investimento pluriennale da 10 miliardi di euro per dotarsi entro il 2020 di una flotta di droni cacciabombardieri ‘made in Russia’ in grado di competere con quelli statunitensi di ultima generazione.
Buona parte dei fondi del Cremlino sono destinati ad aggiornare il progetto del Mig Skat (‘manta’ in russo): il superdrone stealth che la Mikoyan sta sviluppando insieme alla Sukhoi per competere con gli americani Phantom Ray, X-47B e Rq-170 Sentinel (rispettivamente della Boeing, della Northrop Grumman e della Lockheed Martin), con il britannico Taranis (Bae Systems) e con l’europeo Neuron (Dassault-Saab-Eab-Ruag-Eads-Alenia).
Non stiamo parlando dei vecchi droni tipo Predator o Reaper: alianti a elica che portano qualche missile sotto le lunghe ed esili ali, buoni solo per missioni di un certo tipo. I superdroni stealth di cui le superpotenze militari mondiali si vogliono dotare sono sofisticati velivoli dall’aspetto fantascientifico in grado di sostituire in tutto e per tutto i più avanzati cacciabombardieri stealth intercontinentali con pilota: sia come prestazioni che come carico distruttivo.