Motto

Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.-B.Brecht

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giovedì 2 agosto 2012

ILVA, I CORNI DEL DILEMMA EDITORIALE - Rossana Rossanda


«Purché le due cose - difesa dell'occupazione e difesa dell'ambiente - vengano fatte insieme». Così scrive Alberto Asor Rosa, in occasione del dilemma fra chiudere l'Ilva smettendo di contaminare la zona o lasciarla aperta contaminandola. E ricorda che un dilemma simile si era verificato in val di Chiana, sul riuso di uno stabile dismesso, proposto da un'impresa che si occupava di biomasse e che aveva visto gli ambientalisti chianini disturbati da una invasione di disoccupati che volevano lavoro.
Giusto dunque operare insieme per lavoro e natura. Ma a chi si parla? Mi si permetta di protestare quando ci si rivolge, in ugual modo, alla proprietà e agli operai e ai loro sindacati. È un pezzo che anche questi sono accusati di essere stati "sviluppisti", e quindi avvelenatori del pianeta, anche da parte di noti padri della patria. Come se fossero loro a decidere se aprire o chiudere una fabbrica, e a determinarne le linee e l'organizzazione della produzione, nonché la distribuzione. Ma non sono loro affatto! Non essendo in condizioni di investire, può investire e decidere su che cosa produrre sempre e solo la proprietà del capitale. Agli operai non resta che afferrare un salario, se se ne presenta la possibilità, vendendo la propria forza di lavoro; salario con il quale vivono, non avendo altri redditi, e del quale quindi non possono fare a meno. La fabbrica inquina o, peggio, infetta? Non sono loro né a infettare né a smettere di infettare, non hanno scelta se non combattere, come hanno fatto al Petrolchimico di Marghera.

martedì 1 maggio 2012

1° Maggio


Oggi ci sono ancora le classi e quindi la lotta di classe? Esistono ancora sinistra e destra? Possiamo parlare ancora di classe operaia e sindacato? Secondo Rossana Rossanda, non ci sono dubbi:  il Capitale globalizzato, mai come ora, ha messo al lavoro milioni di persone; l’innovazione tecnologica ha ridotto il lavoro degli uomini su ogni segmento del produrre, per ridurre il costo del lavoro; le tecnologie della comunicazione permettono di spostare i capitali dagli investimenti alla finanza, e viceversa, spostarsi dove la manodopera costa meno, abbassando i diritti e i salari (Europa) conquistati nel corso del XX secolo, e non solo. “Si è allargato quindi, in quantità e qualità, il conflitto di interessi tra capitale e lavoro, i capitali concorrono (ma è più elegante dire “competono”) nel ridurne il costo, mentre i vecchi e nuovi lavoratori, non ancora o non più organizzati, si fanno la guerra, concorrendo gli uni contro gli altri,  più o meno consapevolmente,  al ribasso, per conquistare un posto”. Il terzo soggetto è lo Stato “che legifera a favore del padrone, Monti e Fornero ne sono figure da manuale”.