Motto

Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.-B.Brecht

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venerdì 9 marzo 2012

Dal sito di Emergency


 Lunghissimo ma talmente interessante, istruttivo e drammatico, che si legge tutto d'un fiato!
 
di Francesca Borri*

da Taranto
L’uscita per Taranto, in realtà, è segnalata due volte. Tamburi, avverte il cartello. Sotto, rosa, un altro: cimitero.
Nei giorni di vento, l’aria si fa ruvida di polveri. Danzano argentee nella sera, i bambini le chiamano brillantine e allungano le mani incantati, li vedi rincorrerle come farfalle immaginarie. Sono le lucciole di Taranto. Arrivano dall’Ilva, cento passi da qui. Negli anni, hanno pennellato tutto di una sfumatura inconfondibile, tra la ruggine e il mattone. Perché sembrano granito rosso, le lapidi del cimitero: era marmo bianco. Ed era pietra, era colore del grano, e ora invece si confonde con il tramonto alle sue spalle, l’acquedotto romano a cui i Tamburi, quartiere operaio, pagina di Dickens, devono il nome. Sono i più anziani, a ricordarlo; i ragazzi ti dicono tamburi non come il tambureggiare di un torrente che scorre, ma i martelli, le fiamme le lame, la presa rovente dell’Ilva. Lo chiamano familiarmente “il minerale”.